Italia – “House of Cards”: con la sindrome di Underwood non si è credibili – EDITORIALE

Editoriale pubblicato anche sull’edizione nazionale del Corriere Quotidiano (clicca)

Spesso è la “credibilità internazionale” ad essere invocata con vigore bipartisan per incoraggiare l’adozione di decisioni necessarie, eppure quanto visto in questi giorni in Parlamento se può rovina ancor più l’immagine già sbiadita che si ha all’estero del nostro Paese.
Italia politicamente poco autorevole non per i suoi iter istituzionali, come una tesi molto in voga pre/post referendum del 4 dicembre voleva e vuole far credere, ma per l’incapacità della sua classe dirigente di concepire ed elaborare programmi e proposte che sappiano andare oltre la strumentale lettura dell’immediato e di guardare al medio/lungo periodo prescindendo da valutazioni elettorali e richiami populisti.
Siamo dunque nel momento in cui il mero egoistico calcolo strategico prevale sull’interesse collettivo, in cui ogni forza politica è autoreferenzialmente disposta a sacrificare qualsiasi cosa pur di vincere – o NON far vincere – le elezioni, esattamente come farebbe il personaggio Frank Underwood interpretato da un magistrale Kevin Spacey nella celebre serie “House of Cards”.
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“Ragionevolezza” e senso di responsabilità per uscire dalla crisi – EDITORIALE

Editoriale pubblicato anche sull’edizione nazionale del Corriere Quotidiano (clicca)

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Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Il risultato referendario, proiettato inopportunamente in un contesto politico tutt’altro che lineare, ha dato avvio ad una stagione di profonda incertezza che, considerati gli equilibri in campo e il particolare frangente storico, può annoverarsi credo tra i momenti più delicati della seconda Repubblica. Il Presidente Mattarella, impegnato in queste ore in colloqui difficili con le parti politiche, ha poche concrete soluzioni da poter vagliare e tutte verosimilmente di rottura data l’ostilità di chi con strumentale miopia e non poca incoerenza, tra volgare populismo e toni violenti, grida senza sosta alle elezioni anticipate. Il risultato di queste consultazioni è bene invece sia ispirato da “ragionevolezza”, che non può voler dire in nessun caso –  per chiare ragioni tecniche e politiche – “voto subito”.
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Ripartire dal “confronto” per vincere i populismi – EDITORIALE

Editoriale pubblicato anche sull’edizione nazionale del Corriere Quotidiano (clicca)

La stagione politica che viviamo è senza dubbio caratterizzata da una comunicazione feroce in cui tutto sembra sempre ridursi a uno scontro perenne e senza quartiere, che spesso dai contenuti – evidentemente scarsi – si dirotta sulla sfera personale, in un deprimente quanto inelegante dibattito sul nulla.

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Nel 2016 Italia al 77°posto per libertà di stampa. Ce lo meritiamo proprio?

Ed eccoci qui, come ogni anno, a commentare il rapporto di Reporters sans Frontières (RsF) sulla libertà di stampa nel mondo, con una classifica che conta ben 180 Paesi e che nel 2016 ci vede scendere ancora di quattro posti; dal 73mo al 77mo. Vince ancora, da sei anni a questa parte, la Finlandia, il paradiso dei giornalisti, mentre a seguire troviamo Olanda, Norvegia, Danimarca, Nuova Zelanda, Costa Rica, Svizzera, Svezia, Irlanda e Giamaica. Queste le prime dieci posizioni. (Clicca qui per vedere la classifica completa)
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IRRATI e la discriminazione territoriale

Applicare le regole: è questo che fa la differenza nella società, è questo che fa la differenza in un campo di calcio. Una sola persona può garantire tutto questo in uno stadio: l’arbitro; una sola nella società: il giurista. Ebbene questa volta ci troviamo di fronte a un connubio perfetto: Massimiliano Irrati, avvocato di professione e arbitro dal 1996, una persona che ha fatto delle regole la sua vita.
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“La vittoria dell’IGNORANZA” – Editoriale

48 ore di scontri, atti vandalici, inciviltà, saccheggi, danni incalcolabili ai monumenti della capitale, bus devastati, piazze trasformate in pattumiere, viabilità limitata, esercizi commerciali costretti a chiudere, turisti spaventati in fuga, agenti feriti, arresti.
Può essere questo il bilancio da redigere per una manifestazione sportiva?
Può essere permesso che una città dal patrimonio storico artistico inestimabile come Roma venga assediata da barbari teppisti inconsapevoli dei valori più elementari del vivere civile?
Possiamo, oggi, dopo le reali e consistenti minacce di terrorismo ricevute, tollerare falle così rilevanti nel nostro sistema di sicurezza e gestione dell’ordine pubblico? 

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Dalla questione Tano al fenomeno “immigrati”

La festa più bella si tenne il 4 settembre 1970.

Quella sera il quartiere aveva molti motivi per stare allegro: Salvator Allende aveva vinto le elezioni presidenziali e don Giuseppe non solo sposava la signora Delfina dopo una relazione molto discreta durata vent’anni ma, come annunciò emozionato al culmine della festa, aveva appena preso la cittadinanza cilena.

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Stop alle molestie sulle donne in strada: l’ “Hollaback”

Da circa un mese,circolano online dei video riguardanti le molestie che numerose donne, i soggetti tipicamente più deboli, ogni giorno sono costrette a sopportare e, ingiustamente, ricevere. La produzione e la divulgazione di tali video è il resoconto di un esperimento sociale volto a rendere pubblico un fenomeno che oggigiorno non cessa d’esistere, ma che aumenta progressivamente fino a far tornare indietro il Paese,nel nostro caso, l’Italia.

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EBOLA: QUEL MALE CHE CORRE VELOCE

I ricordi si affollano, fitti e pungenti come aculei, dentro quel nome grondante di paura e atrocità: Ebola, il virus che scava dentro, profondo e lancinante come un abisso di fiamme.

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Golpe o non golpe?

“I salari rimangono bloccati”, tuona il governo. “Allora noi scioperiamo!” controbattono le forze dell’ordine. Continua a leggere . . .

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