L’Italia e il rischio infrazione: il problema non è l’Europa – EDITORIALE

Siamo vulnerabili: è la conclusione che si può trarre in breve dal rapporto sul debito pubblico italiano rilasciato dalla Commissione Europea.
38.400 euro per ogni cittadino è il peso del debito calcolato nel solo 2018, una zavorra che unita ad altri fattori frena ogni possibilità di crescita. Risultano evidenti le criticità dei provvedimenti simbolo dell’ultimo anno di governo, da quota 100 al reddito di cittadinanza, che aggravano lo stato già insostenibile dei conti pubblici.

Vignetta di Ingram Pinn per il Financial Times

Lo spettro dell’apertura di una procedura di infrazione a nostro carico ora non è più così lontano, con il rischio concreto di dover sentire nuovamente le grida di chi – pur colpevole – scarica le proprie inique responsabilità sull’Europa e le sue Istituzioni, sommergendole di improperi utili solo ad avvelenare un clima già pericolosamente teso. Si badi però che una simile reazione non sarebbe solo da incoscienti – o un riflesso grottesco tipico “di chi piange sul latte versato” –  ma rappresenterebbe la precisa e strumentale volontà (oserei dire criminale!) di generare e cavalcare malessere, puntando il dito sul nemico di volta in volta prescelto.
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Al di là delle bombe di camorra

Qualche anno fa, in uno dei nostri progetti nelle periferie dell’area Nord di Napoli, chiesi ai bambini di una quarta elementare di spiegarmi il significato che per loro aveva il termine “diritto”. Non mi aspettavo certo una definizione accademica, ero più che altro preparato a raccogliere esempi per approfondirli insieme durante la lezione. Rimasi invece molto colpito quando uno degli alunni, alla parola “diritto”, reagì mimando il gesto delle manette. Ricordo ancora l’espressione che aveva: seria, quasi torva. Appresi più tardi che la sua distorta visione del tema era la risultante di una serie di problemi giudiziari riguardanti alcuni suoi familiari. I bambini dopotutto sono come spugne: quello che vedono, ascoltano, vivono, inevitabilmente lo assimilano.

Parto da qui allora: da uno studente di quasi nove anni nato e cresciuto in periferia, in uno dei più difficili rioni della mia città, Afragola, oggi nota per essere al pari di un territorio di guerra, con otto attentati esplosivi di matrice camorristica registrati in appena venti giorni.

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Madrid-Barcellona, dal Referendum per l’indipendenza al ruolo dell’Europa – EDITORIALE

(Editoriale pubblicato anche sull’edizione nazionale del Corriere Quotidiano)

Tante sono le immagini emblematiche del Referendum per l’indipendenza della Catalogna, ma forse una più di tutte rende le dimensioni di una crisi che poteva e doveva essere gestita in maniera differente: quella dei Mossos, il corpo di polizia regionale che sceglie deliberatamente di disobbedire agli ordini di bloccare le operazioni di voto. È una decisione drastica che segna uno spartiacque importante per gli eventi che stiamo analizzando. Dalla ribellione della polizia catalana, infatti, la situazione appare quasi irreversibile, la percezione stessa dell’autorità dello Stato spagnolo risulta compromessa e il principio di legalità sembra passare in secondo piano rispetto a valutazioni ideologiche (fatto impressionante se si contestualizza in una democrazia europea del ventunesimo secolo).

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Italia – “House of Cards”: con la sindrome di Underwood non si è credibili – EDITORIALE

(Editoriale pubblicato anche sull’edizione nazionale del Corriere Quotidiano)

Spesso è la “credibilità internazionale” ad essere invocata con vigore bipartisan per incoraggiare l’adozione di decisioni necessarie, eppure quanto visto in questi giorni in Parlamento se può rovina ancor più l’immagine già sbiadita che si ha all’estero del nostro Paese.
Italia politicamente poco autorevole non per i suoi iter istituzionali, come una tesi molto in voga pre/post referendum del 4 dicembre voleva e vuole far credere, ma per l’incapacità della sua classe dirigente di concepire ed elaborare programmi e proposte che sappiano andare oltre la strumentale lettura dell’immediato e di guardare al medio/lungo periodo prescindendo da valutazioni elettorali e richiami populisti.
Siamo dunque nel momento in cui il mero egoistico calcolo strategico prevale sull’interesse collettivo, in cui ogni forza politica è autoreferenzialmente disposta a sacrificare qualsiasi cosa pur di vincere – o NON far vincere – le elezioni, esattamente come farebbe il personaggio Frank Underwood interpretato da un magistrale Kevin Spacey nella celebre serie “House of Cards”.
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“Ragionevolezza” e senso di responsabilità per uscire dalla crisi – EDITORIALE

(Editoriale pubblicato anche sull’edizione nazionale del Corriere Quotidiano)

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Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Il risultato referendario, proiettato inopportunamente in un contesto politico tutt’altro che lineare, ha dato avvio ad una stagione di profonda incertezza che, considerati gli equilibri in campo e il particolare frangente storico, può annoverarsi credo tra i momenti più delicati della seconda Repubblica. Il Presidente Mattarella, impegnato in queste ore in colloqui difficili con le parti politiche, ha poche concrete soluzioni da poter vagliare e tutte verosimilmente di rottura data l’ostilità di chi con strumentale miopia e non poca incoerenza, tra volgare populismo e toni violenti, grida senza sosta alle elezioni anticipate. Il risultato di queste consultazioni è bene invece sia ispirato da “ragionevolezza”, che non può voler dire in nessun caso –  per chiare ragioni tecniche e politiche – “voto subito”.
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Ripartire dal “confronto” per vincere i populismi – EDITORIALE

Editoriale pubblicato anche sull’edizione nazionale del Corriere Quotidiano 

La stagione politica che viviamo è senza dubbio caratterizzata da una comunicazione feroce in cui tutto sembra sempre ridursi a uno scontro perenne e senza quartiere, che spesso dai contenuti – evidentemente scarsi – si dirotta sulla sfera personale, in un deprimente quanto inelegante dibattito sul nulla.

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Mentre a Roma si discute, Sagunto è presa – EDITORIALE

(Editoriale pubblicato anche sull’edizione nazionale del Corriere Quotidiano)

“Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur” “Mentre a Roma si discute, Sagunto è presa”, chi non ha mai sentito, o tradotto nelle amate/odiate versioni del liceo, questa celebre frase di Tito Livio, un’espressione storica che ben si presta ad essere monito per chi si perde in continue e sterili discussioni senza affrontare il problema essenziale. L’ho trovata adatta, adattissima per rappresentare e sintetizzare quanto in queste ore sta accadendo nella Capitale, con l’amministrazione guidata dal Movimento Cinque Stelle impantanata in un perverso gioco di nomine ed equilibri di palazzo, nulla che riguardi realmente e da vicino i veri problemi che la città vorrebbe si affrontassero. Al Campidoglio si discute eccome, fino a tarda sera peraltro, ma non di vivibilità, sviluppo e opportunità per Roma; si ripresenta così – con volti diversi e finora portatori di premesse illusive – lo stesso gioco al massacro degli ultimi anni.
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#Brexit: disastro politico. Ora l’Ue deve reagire – EDITORIALE

(Editoriale pubblicato anche sull’edizione nazionale del Corriere Quotidiano)

Forse tra gli errori politici più grandi della storia britannica del secondo dopoguerra. Senza mezzi termini, senza valutazioni di comodo, così definirei la scelta di indire il referendum sulla #Brexit in questo specifico momento storico, con i partiti euroscettici in forte ascesa e con un’Ue indebolita dalle tante crisi che negli ultimi mesi hanno messo a dura prova la tenuta democratica e ideologica dell’Unione.
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“La gara a chi è più incoerente” – EDITORIALE

ELEZIONI POLITICHE 2013Ad ogni tornata elettorale, per quanto si voglia sempre e comodamente evitare di parlarne, il dato più rilevante, e in preoccupante crescita, risulta quello dell’astensionismo.
Il “non voto” è la scelta che forse meglio rappresenta e traduce, in termini pratici, la crisi di rappresentanza che attanaglia buona parte dei cittadini italiani, un malessere che coinvolge generazioni diverse e che spesso spinge persino chi il voto lo ha dato a dirsi in ogni caso deluso per aver preferito, alla fine, solo il “male minore”.
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“La vittoria dell’IGNORANZA” – Editoriale

48 ore di scontri, atti vandalici, inciviltà, saccheggi, danni incalcolabili ai monumenti della capitale, bus devastati, piazze trasformate in pattumiere, viabilità limitata, esercizi commerciali costretti a chiudere, turisti spaventati in fuga, agenti feriti, arresti.
Può essere questo il bilancio da redigere per una manifestazione sportiva?
Può essere permesso che una città dal patrimonio storico artistico inestimabile come Roma venga assediata da barbari teppisti inconsapevoli dei valori più elementari del vivere civile?
Possiamo, oggi, dopo le reali e consistenti minacce di terrorismo ricevute, tollerare falle così rilevanti nel nostro sistema di sicurezza e gestione dell’ordine pubblico? 

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