La “cura” per Pompei

Riabilitare: è questa la parola d’ordine, come se Pompei fosse un malato che cerca di tornare in splendida forma. Pompei è indispensabile per tutti e vuole riabilitarsi perché deve riabilitarsi! Ma se i dottori non collaborano e le cure vengono prescritte ma non attuate tutto questo non avverrà mai e allora il paziente morirà. Chi sono i dottori? Partiamo dal primo:
Johannes Hahn (commissario UE per le politiche regionali) il quale affermò, dopo le piogge torrenziali avvenute e i conseguenti crolli nel sito nell’ottobre 2011, che non si tratta solo dell’interesse dell’Italia ma dell’intero patrimonio europeo. Così ricominciano le cure (già iniziate tra il 2000 e il 2006 con 22 progetti di restauro e 7,7 milioni di euro più il cofinanziamento del 50%) nel 2012 grazie a “Il Grande Progetto Pompei” mettendo a disposizione 105 milioni di euro per riqualificare il sito archeologico campano. Stranamente succede che nel 2014 la situazione a Pompei è catastrofica, non solo le intemperie devastano l’area con i vari crolli ma è anche la sicurezza. Il problema si amplifica e Hahn cambia la sua frase in “bisogna prendersi cura di Pompei perchè è un mito emblematico non solo per l’Europa ma per il mondo”. Il secondo dottore è rappresentato dalle autorità italiane che sembra non facciano altro che rimandare la cura. Un mese dopo le dichiarazioni del governo che a marzo assicurava un aumento dei vigilantes e un bando per l’impianto di video sorveglianza, l’inchiesta fatta da “Panorama” ci dimostra tramite un reportage che è possibile per qualunque malintenzionato gironzolare tra gli scavi e nelle zone chiuse al pubblico, agendo così indisturbati e trasportare tranquillamente i reperti all’esterno.

È come se a Pompei non fosse mai intervenuto nessuno e sopratutto sembra che i fondi non siano mai stati utilizzati. Questo perché gli altri dottori non hanno collaborato alla cura.

(Palizzi – Gli scavi di Pompei)

Gli altri dottori sono le diverse istituzioni citate nel testo de “il Grande Progetto Pompei” che per la sua complessità e rilevanza richiedeva una stretta e fattiva collaborazione tra il Ministro della Coesione, il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, il Ministro dell’Interno, il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ed il Presidente dell’Autorità di Vigilanza. Se non ti fidi del sistema sanitario pubblico vai nelle cliniche private e in tutti questi anni la politica ha giocato ancora con le promesse crollate come i muri degli scavi,a partire dal ’98 quando l’ex sindaco di Pompei Sandro Staiano annuncia al New York Times che è in cerca di 60 milioni di dollari da investimenti privati (mai visti). Nel 2008 l’ex assessore alla cultura nelle Regione Campania Claudio Velardo rivela che ci sono state numerose multinazionali interessate a pagare l’affitto “astronomico” di Pompei (anche queste mai viste). Fino al 2012 quando l’interesse di un privato sembra esserci per davvero: Espaseda della Défencse,il più grande consorzio francese di multinazionali che aveva offerto 200 milioni di euro per i restauri. L’affare sfumò miseramente per questioni di appalti e paura (della camorra e delle cricche,presumibilmente). Cosa bisogna aspettarsi dalle nuove promesse,dai nuovi progetti? In realtà di nuovo c’è poco,ora ci ritroviamo al punto di partenza, gli obiettivi sono sempre gli stessi ma stavolta la novità è nelle mani dell’ultimo dottore a cui è stato affidato Pompei il generale Nistri, nominato da un mese come il nuovo direttore generale, che propone di mettere in sicurezza gli scavi occuparsi dei progetti e delle gare d’appalto per i lavori di restauro, valorizzare il sito curando il rapporto con gli enti locali, controllare i rischi di infiltrazioni mafiose. Il tutto informando il Parlamento sullo stato di avanzamento dei lavori e collaborando con la prefettura per assicurare la trasparenza dei contratti pubblici. Nistri dal 2007 al 2010 é stato alla guida del comando per la tutela del patrimonio culturale “dimostrando sensibilità e determinazione nel contrasto delle forme di illegalità dei beni culturali”, come si legge in una nota del ministero. Un uomo adatto a una situazione dove la prima emergenza, come qualcuno ha scritto su Twitter, è “garantire che i fondi di Pompei, quelli già stanziati dall’Unione europea, vadano a Pompei e non alla camorra”. C’è poco tempo ormai, la cura deve essere immediata,non si può aspettare. Pompei resiste ma soffre, se i dottori non fanno il loro mestiere il paziente non può guarire.

Giuseppe Palombo

 

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