Carditello: da Reggia a simbolo di una decadente Italia

Lo stava per diventare, un rudere, La Real tenuta di Carditello o Reggia di Carditello,il palazzo settecentesco dei Borbone. Un percorso travagliato il suo, che dall’Unità d’Italia ad oggi l’ha vista nel completo abbandono.In preda ad atti vandalici, scelleratezze e ruberie varie.

Reggia di Carditello

Uno dei tantissimi vanti borbonici, la Reggia era al centro di una tenuta che si estendeva per 2100 ettari, tra il fiume Volturno, i Regi lagni ed il Mar Tirreno. Voluta dapprima come reggia di caccia ed allevamento di cavalli da Carlo di Borbone, è stata trasformata poi da suo figlio Ferdinando IV in una fattoria modello, una delle più importanti aziende agricole illuministe europee. È sito poco lontano dal comune di San Tammaro, il fabbricato costruito dall’architetto Francesco Collecini, allievo e collaboratore di Luigi Vanvitelli. Passata poi, dopo l’unità italiana, nelle mani di Vittorio Emanuele II, la Reggia fu affidata al capo camorrista locale: primo errore. Nel disinteresse che seguì,  gli immobili e l’arredamento passarono dal Demanio all’Opera Nazionale Combattenti e i 2070 ettari furono lottizzati e venduti. Rimasero il fabbricato e i 15 ettari circostanti. Accadde nel 1920. Durante la Seconda Guerra Mondiale  fu occupata dai nazisti che, una volta abbandonata, si portarono via quello che potettero. Terminata la guerra, divenne patrimonio del Consorzio generale di bonifica del bacino inferiore del Volturno, che però fu assorbito dalla Regione e sprofondò in un mare di debiti mai pagati, quasi tutti nei confronti del Banco di Napoli. Quindi abbandonata a se stessa, si attendeva un compratore che l’acquistasse su base d’asta di 10 milioni di euro. Deserta la prima, deserta la seconda, deserta la terza. Ne sono andate deserte 11. Intanto la Reggia viveva momenti di crolli, andava degradando ed i suoi beni razziati: marmi, scalinate, affreschi, pavimenti, camini, cancelli, tutto.

Colonnine distrutte - Esterno della Reggia

Colonnine distrutte – Esterno della Reggia

Vedere un simile tesoro avanzare nel degrado metteva tristezza. Poteva  diventare polo turistico, fonte di ricchezza, data l’arte e la bellezza. Addirittura la si poteva riportare all’eccellenza di centro agricolo in un territorio con uno straordinario patrimonio agricolo e di allevamento. Invece ai barbari saccheggi si è sommata una situazione ambientale poco positiva, con la mega-discarica Marruzzella e i tanti cumuli di immondizia a formare discariche abusive tutte intorno. C’è stata una svolta. Un grande impegno mantenuto dall’ex ministro Massimo Bray. Aveva promesso di ricomprare la Reggia e ci è riuscito. Trova, questo gennaio, un accordo con la Sga, società che gestisce i crediti del Banco di Napoli, che permette il pagamento dei debiti e la cessione della Delizia borbonica al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Un risultato concreto, quello dell’ex ministro, che di questi tempi è assai raro.
Promessa mantenuta soprattutto nei confronti di Tommaso Cestrone:

Tommaso Cestrone - "L'angelo di Carditello"

Tommaso Cestrone – “L’angelo di Carditello”

simbolo importantissimo della Dimora a cui ha dedicato, in maniera del tutto volontaria, tutta la sua vita, nonostante le  numerose intimidazioni subite (bombe carta nella sua azienda, uccisioni di alcune sue pecore, auto bruciata). Se ne è andato presto Cestrone, l’ “Angelo di Carditello”, non ha neppure potuto festeggiare il traguardo ottenuto da Bray. A 48 anni è stato stroncato da un infarto la notte della vigilia di Natale del 2013. L’ultimo suo messaggio postato su facebook recitava: “Auguri dalla Reggia di Carditello, il mio Natale è qua”. Ora la Reggia deve ritrovare lo splendore di un tempo. Restauro e risanamento del territorio. Non un facile lavoro. Ricaduto nelle mani di Dario Franceschini, succeduto a Bray con l’arrivo del governo Renzi. Intanto con il neoministro i riflettori si sono spenti, notizie sul fronte Reggia ne arrivano pochi. L’auspicio è che si continui a lavorare bene, seguendo la strada indicata dall’ex ministro, recuperando il monumento borbonico e facendo di esso il simbolo di una resurrezione, un riscatto del territorio ed un recupero del futuro.

Antonio Capone

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 Carditello[1]

 

 

 

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Un commento

  1. Aggiornamento:
    È stato assegnato l’appalto di restauro della Real Tenuta di Carditello alla ditta ICORES di Pozzuoli. Assegnazione provvisoria che dovrebbe essere definitiva tra 30 giorni. Lo stanziamento è di 2 milioni e 654.867 euro più iva dovuto all’ex ministro Massimo Bray.

    Speriamo bene, e che ritorni al suo splendore

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