PRIMA FERMATA: GERMANIA

Se il primo viaggio che questa rubrica ha affrontato è stato nel lontano oriente con l’affascinante tradizione del Capodanno Cinese, questa volta torniamo in Europa, parlando della più vicina Germania.
Non sarò io a parlarvi della cultura tedesca perché, nell’ambito di un lavoro antropologico per l’università Orientale di Napoli, mi ha concesso un’intervista Carlo Buonanno, collega universitario che ha vissuto 9 anni a Dusseldorf.

Insieme, abbiamo cercato di confrontare la cultura italiana con quella tedesca, sfatando pregiudizi e cercando di comparare i sistemi burocratici e le prospettive di vita.
Lo scopo di questa intervista, sia chiaro, non è decretare quale sia il luogo migliore in cui vivere, bensì quello di dare voce a chi ha avuto esperienze di migrazione all’estero.
Un ringraziamento particolare va a Carlo, che ha acconsentito a pubblicare quest’intervista per il Movimento Culturale Ideelibere.

G: Carlo, parlaci un po’ dei motivi che ti hanno portato a trasferirti.
C:Allora, io mi sono trasferito in Germania quando avevo cinque anni per motivi di lavoro: mio padre non trovava qui un occupazione, quindi siamo andati a finire in Germania.
Mi ricordo che mia mamma mi ha sempre detto che quando ci siamo trasferiti ero estremamente felice, e ancora adesso lo sono quando ripenso alla mia vita trascorsa lì

G: Esattamente in che città ti sei trasferito?
C:Sono stato a Dusseldorf (ride per aver enfatizzato la pronuncia) che è comunque una città molto importante.
E’ stato prima mio padre a trasferirsi poi, dopo qualche mese, io, mia mamma e i miei due fratelli l’abbiamo raggiunto in treno.
Lì non è stato molto difficile imparare la lingua.

G: Certo, stando sul luogo sarai stato facilitato ad imparare la lingua
C: Esatto, proprio perchè ero piccolo è stato più semplice imparare il tedesco, infatti l’ho imparataguardando sempre la televisione

G: E cosa ricordi della scuola elementare? Hai mai subìto discriminazioni?
C: Allora, ricordo che il primo anno non volevo parlare perchè ancora non ero a mio agio con la lingua, ma no… non sono mai stato discriminato, anzi è proprio grazie alla scuola che sono cresciuto e sono diventato la persona che sono adesso.
Lì i professori… (ci pensa) non so se chiamarli “professori”, nemmeno “maestri”… diciamo “insegnanti”, perchè in tedesco si dice “Lehrer”mi hanno aiutato ad integrarmi col resto della classe.

G:Come ti ha formato la scuola? Non dal punto di vista dell’apprendimento, ma culturalmente parlando.
C: Mi ha insegnato proprio l’essere educati, l’essere puntuali….Quando lì arrivavi tardi dovevi bussare alla porta, aprivi (ride) e dovevi dire “Mi scuso per il ritardo, posso entrare?”, mentre qui ho notato, avendo fatto in Italia la seconda metà della terza media, che se uno arriva in ritardo entra semplicemente, al massimo dicendo: “Eh, prufessò” (ride ).
Dunque, mi è rimasta la puntualità della Germania: ancora adesso alcuni miei compagni del liceo mi chiamano “Il Tedesco”, non come dispregiativo, ma per indicarmi come una persona puntuale.

G: E c’è mai stato un momento in cui avresti desiderato poter tornare qui in Italia?
C:(ci pensa) Eh….no.
Cioè, io in Italia comunque ci tornavo sempre in estate, essendo mio padre cresciuto lì. Lui aveva nostalgia dell’Italia, quindi in estate tornavamo. Ero anche entusiasta di tornare, perchè lì in Germania non c’è il mare purtroppo (ride), anche se ormai quella era la mia casa, non più in Italia

G: Torneresti adesso o in futuro in quei posti che hanno caratterizzato la tua infanzia?
C: Adesso no, perchè, anche se mi mancano gli amici, è qui che faccio i miei studi, è qui (ride) che ho la ragazza, è qui che ho i miei amici: tu sei uno di questi

G: (rido) Grazie!
C: Però è stata una brutta esperienza dover lasciare tutti miei amici, quindi ora non vorrei rifare la stessa cosa e abbandonare la mia vita di adesso per tornare nuovamente lì

G: Di questa tua esperienza, qual è il tuo ricordo più bello, o quelli più belli?
C: Beh, i ricordi più belli sono legati alla scuola, per questo mi piacerebbe in futuro diventare un professore e insegnare il tedesco, visto che ho già una base.

G: E quello più brutto, se c’è?
C: (ci pensa) Sai, quello più brutto non te lo so dire… non c’è stato… Sono stato triste quando sono tornato.

G: Che differenza noti tra la cultura italiana e quella tedesca? 
C: Per farti un esempio, io mi sento a volte metà italiano e metà tedesco, altre volte più italiano o più tedesco.
Parliamo della Pasqua: qui si festeggia con l’uovo di cioccolato, mentre lì fai le uova sode e le dipingi…
In Germania, per esempio, mi sentivo a metà tra due tradizioni perchè lì i miei genitori mi compravano l’uovo di cioccolato, ma facevo anche le uova dipinte…quindi…metà tedesco, metà italiano (ride).
Altre volte mi sento più nostrano dal punto di vista linguistico. Quando sono tornato mi domandavo: “Ma perchè la gente quando parla dice sempre cioè – cioè – cioè ?” infatti io stesso, quando parlavo con i miei genitori in italiano,non avevo questo intercalare, mentre adesso, quando parlo, spesso mi viene spontaneo.
Invece in tedesco (Carlo studia tedesco n.d.r)non dico più parole che dicevo una volta… Tipo con i miei fratelli, con cui parlo ancora in tedesco, ho notato che ci sono alcune differenze rispetto a quando parlavamo in Germania: lì i giovani, per esempio, nella conversazione alla fine di ogni frase dicono “Mann” che letteralmente significa uomo, in questo caso “zio”.

G: Come lo slang inglese “bro”?
C: Esatto, proprio come in inglese.
Devi sapere che in Germania il rap ha molto successo tra i giovani: se vedi un programma tedesco, infatti, è difficile che non invitino un rapper essendo l’hip hop è la musica più diffusa.

G: A proposito di musica, quando eri in Germania avevi qualche preferenza?
C: Ehm, come ti dicevo il rap , perché lì il rap, in un certo senso “spacca” (ride).
Poi no, non ascoltavo molta musica tedesca.
In Germania, paradossalmente, ho conosciuto Eminem perché lì era molto famoso.
Ascoltavo solo hip hop, e tutt’ora ascolto solo rapper tedeschi.
L’altra musica: il Volk, il pop non va molto: diciamo che è per vecchi!! (ride)

G: E dal punto di vista scolastico, che differenze hai notato?
C: (ci pensa) Ehm, allora…ho due sorelle piccole e penso che l’educazione sia anche legata alla scuola, non soltanto ai genitori; per questo devo dire che una delle due sotto questo punto di vista è un po’ maleducata.(ride).
Lì è proprio diverso: gli insegnanti aiutano anche sotto il profilo dell’educazione, non soo dell’apprendimento.
Sono proprio dei pedadoghi, credo… Pedagoghi o pedagogi? (ride)

G: (rido) Pedagoghi
C: Pedagoghi.
E poi un’altra cosa: per quanto riguarda le forniture scolastiche, qui dobbiamo pagare tutto noi, mi chiedo dunque, se qualcuno ha problemi economici, come fa?
Lì i libri, tranne quelli su cui bisogna fare esercizi, te li dà la scuola, e alla fine di ogni anno li restituisci all’istituto che poi li fornisce ad altri studenti.

G: E invece dal punto di vista burocratico/statale, che differenze hai riscontrato con l’Italia?
C: Eh… qui in Italia ti danno una speranza, ti fanno delle promesse che poi vengono disattese, probabilmente perché hanno paura di dirti: “No, qui non c’è niente, quindi non avrai questo lavoro”.
Un giorno a mio padre dissero “Stasera vieni a lavorare”, accadde però che tutto fu annullato, essendo subentrato qualcuno con conoscenze maggiori.
Capita qui che ti mettono a lavorare a nero, essendo i costi troppo alti, mentre in Germania la prima cosa che fanno è metterti in regola. 
Una curiosità. Qui in Italia se vedi un nero vestito bene, sei portato a pensare: “Ma come mai è così elegante?”, perché te lo immagini vicino al semaforo.
In Germania, invece, la cosa strana è se vedi un nero vicino al semaforo!!
Due anni fa tornai una settimana in Germania, dopo aver acquisito la mentalità italiana e, mi è sembrato strano vedere un nero che faceva il postino, essendo abituato a vederli ad un semaforo (ride).
La Germania è un po’ come l’America per molti italiani ed europei che sognano di avere una vita migliore.

G: E cosa ti è rimasto della cultura tedesca?
C: Quello che molte persone mi dicono anche adesso è che sono estremamente puntuale, per questo sento spesso dirmi: “Si vede che sei un tedesco!”. A volte poi dicono che i tedeschi sono freddi, però non è vero!

G: Ecco, per entrare nell’argomento, vediamo di sfatare qualche luogo comune
C: Yo sentito dire spesso che i tedeschi sono freddi, più che altro direi che sono riflessivi (ride)… cioè, se per esempio succede qualcosa di brutto lì non sono impulsivo. Qui invece reagiscono tutti in maniera esagerata. Non so se puoi confermare…

G: Beh, certo, dipende dalle occasioni
C: Ecco, il fatto che non reagiscano in maniera esagerata non significa che non hanno sentimenti o che sono freddi, ma semplicemente che stanno riflettendo su ciò che è successo.
Io stesso faccio così: se vedo qualcosa di brutto, non è che (ride) mi agito, cerco di capire come mai è successo e cosa si può fare per rimediare.
Esistono poi in Germania dei luoghi comuni che riguardano gli italiani, non necessariamente negativi: non so perché, ad esempio, per i tedeschi, l’italiano è basso (ride); ci sono poi degli stereotipi a sfondo sessuale (ride) … non so se posso dirlo… infatti si associa agli italiani una buona capacità riproduttiva, ecco. (ride).

G: (rido) Praticamente l’immagine del classico macho italiano
C: Esatto! Poi anche l’immagine della camorra, della mafia. Devi sapere, però, che loro non la vedevano come una cosa totalmente negativa.
Una volta un amico una volta mi disse “Ah, però è bello che hai delle persone che magari se succede qualcosa ti proteggono”

G: (perplesso) Cioè, una visione un po’ alterata e edulcorata della realtà
C: Sì, molto

G: Un’altra cosa: come ti sei trovato dal punto di vista culinario?
C:Ehm… preferisco sempre il cibo italiano. Sono gli stessi i tedeschi a non apprezzare la loro cucina e preferire la nostra: per questa ragione in Germania trovi moltissimi negozi italiani, dove vendono la pasta, il pomodoro e altri prodotti tipici italiani; trovi anche molti gelatai italiani, non ne trovi uno tedesco! Forse vedono il gelato come qualcosa di italiano, boh, non so.

G: E ora che sei qui a Napoli, hai mantenuto contatti con gli amici che avevi lì?
C: All’inizio quando mi sono trasferito avevo rapporti più o meno con tutti, invece ora molto di meno. Più che altro parlo ancora con una o due persone, prima parlavo anche con la mia ex (ride), ma giusto per una questione di amicizia, però da quando sono qui ho imparato una cosa che lì non conoscevo: la gelosia (ride).
Ora ho pochi rapporti con le persone che conoscevo in Germania.

G: Pensi che la tua vita sarebbe stata diversa se non ti fossi trasferito a Dusseldorf?
C: L’ho pensato molto spesso, proprio per quello che ti ho detto anche prima su mia sorella. Poi quando vedo dei video di quand’ero piccolo (ride), si nota che anche io ero un po’ (ride) maleducato, diciamo abbastanza “sveglio” .
Da allora sono cambiato radicalmente.

G: In conclusione, Carlo, se qualcuno dovesse chiederti un consiglio sull’andare in Germania, tu cosa gli diresti?
C: Io consiglierei di andare e fare almeno un periodo di prova, anche qualche mese.
Penso, però, che una volta arrivati lì, una volta abituati allo stile di vita diverso, avendo molto aiuto da parte dello Stato, alla fine non vorrà ritornare.
Nel mio caso, mio padre è da due anni che non lavora e ora vuole tornare ancora in Germania per cogliere nuove opportunità di lavoro. Se poi se non lavori, sappi che sei stato tu a non volerlo.
Quindi io consiglierei di andare e di fare esperienza
.

Gianluca D’Andrea

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