Trattativa Stato-Mafia: il 28 ottobre la deposizione di Giorgio Napolitano

Notizia degli ultimi giorni è l’udienza fissata il 28 ottobre per il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, sulla trattativa stato-mafia. Deposizione che si terrà presso il Quirinale, sede della presidenza della repubblica e unico luogo in cui il Presidente può rendere testimonianza.

La Trattativa tra lo Stato italiano e Cosa Nostra, più semplicemente chiamata trattativa stato-mafia, non è altro che una negoziazione tra i due enti avvenuta durante la stagione stragista (quella delle bombe, per intenderci) del 1992 e del 1993 al fine di giungere ad un accordo. L’oggetto dell’accordo dovrebbe essere la fine degli attentati in cambio di un’attenuazione sulla legge del carcere duro, meglio conosciuto come articolo 41-bis.

La domanda sorge spontanea: com’è possibile che un Presidente della Repubblica italiana sia stato chiamato a deporre su una questione così nociva per la sua e la nostra immagine?

Nicola Mancino ed il Presidente Giorgio Napolitano

Nicola Mancino ed il Presidente Giorgio Napolitano

Tutto nasce quando la magistratura, nel corso delle sue indagini, mette a confronto due ex-politici, oggi privati cittadini, che avevano occupato in quella stagione posizioni di primo piano: Claudio Martelli, socialista già Ministro di Grazia e Giustizia, e Nicola Mancino, democristiano e Ministro dell’Interno dal ’92 al ’94. Mancino, già celebre per aver negato (e poi in parte ritrattato) un avvenuto incontro col giudice Borsellino pochi giorni prima della bomba in Via D’Amelio che lo uccise, viene chiamato a ricostruire gli avvenimenti ed entra in contraddizione con la testimonianza resa da Martelli. Pertanto la magistratura convoca un confronto faccia a faccia tra i due e indaga Mancino per falsa testimonianza. A questo punto l’ex-ministro si spaventa e, ignorando di avere il telefono sotto controllo, comincia a chiamare D’Ambrosio, collaboratore di Napolitano. Le intercettazioni pubblicate non lasciano dubbi: Mancino vorrebbe che il Quirinale in qualche modo facesse pressione sulla magistratura. D’Ambrosio non rinuncia alla richiesta di Mancino e fa intendere che presto il Presidente Napolitano si sarebbe interessato alla questione. D’Ambrosio, attraverso il cellulare, suggerisce a Mancino l’eventuale soluzione consigliata da Napolitano e cioè quella di concordare con Martelli una versione dei fatti uguale, in pratica una falsa testimonianza.

Quindi il presidente sarebbe stato chiamato a deporre dalla Procura di Palermo proprio su queste vicende e sulla lettera inviatagli dal suo collaboratore D’Ambrosio in cui asserisce di “essere stato considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi, e ciò nel periodo fra il 1989 e il 1993″.

A chiedere di poter assistere all’audizione sono stati gli ex boss della mafia Totò Riina e Leoluca Bagarella e lo stesso Nicola Mancino. Inizialmente la Procura di Palermo ha accettato la richiesta ma i giudici della Corte d’Assise hanno negato la presenza degli imputati perché il Quirinale gode dell’immunità e di conseguenza non è ammessa la presenza di imputati. Gli unici che potranno assistere all’udienza saranno solo “i difensori di fiducia e non i sostituti processuali se non in assenza dei difensori processuali”. La Corte ha anche rigettato la richiesta di partecipare all’udienza della parte civile, rappresentata dai familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili. Inoltre, a ulteriore sostegno dell’esclusione della presenza dei boss Riina e Bagarella che “per legge non potrebbero partecipare neppure a un processo che si svolga in un’aula ordinaria”, la legge prevede per i capimafia condannati al 41 bis la presenza in videoconferenza. “Previsione che rende impossibile la loro presenza al Quirinale. Né in assenza di norme specifiche potrebbe farsi ricorso alla partecipazione a distanza, poiché questa è prevista solo per le attività svolte nelle aule di udienza”.

Comunque sia i giudici hanno affermato che il diritto di difesa degli imputati ”sarà comunque adeguatamente assicurato dalla assistenza tecnica, e dalla presenza dei difensori che lo esercitano in forza di un potere di rappresentanza legale e convenzionale, nonché dalla facoltà degli imputati medesimi, nel prosieguo del dibattimento, di far valere nelle forme e nei tempi prescritti ogni difesa ritenuta utile anche in relazione all’atto istruttorio che viene assunto al di fuor dell’aula d’udienza così come avviene negli altri casi previsti dalla legge”.

Per quanto concerne la stampa, i giudici hanno consentito ai giornalisti di seguire direttamente l’udienza o ammettendoli direttamente nella sala o connessi attraverso una videoconferenza, dopo averlo concordato naturalmente col Presidente.

Renzo Crispino

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