Equo compenso o equo mostro?

Sono giorni difficili per il mondo giornalistico, in totale fermento per la firma del nuovo accordo sull’equo compenso. Al tavolo delle decisioni, presieduto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Editoria Luca Lotti, sedevano la Fieg  (Federazione italiana editori giornali), la Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana), l’ Inpg(istituto di previdenza dei giornalisti italiani) e l’Ordine dei giornalisti. L’unico voto contrario al nuovo contratto è stato quello di Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine dei giornalisti, il quale sente di dover difendere la categoria da un futuro danneggiamento.

Il prossimo contratto nazione vorrebbe garantire un tariffario minimo ai giornalisti assunti con contratti di collaborazione coordinata e continuativa (i cosiddetti co.co.co); tra i prezzi concordati, 20,80 euro a pezzo per i quotidiani, 6,25 euro per agenzie e web aumentati del 30 % con foto e del 50% con video.

Lotti lo considera un punto di partenza, “una soglia sotto la quale non si potrà più andare”. Ma le polemiche scoppiano su più fronti. Per i freelance, preoccupati per quanto previsto dall’accordo e per quanto non opportunamente specificato, “è un accordo che legalizza lo sfruttamento”. Il presidente dell’Ordine, sulla stessa linea, invita alla riflessione con calcoli alla mano:

Mi prendo la libertà di fare un solo esempio. Un collega che per un quotidiano scrive 432 articoli in un anno (più di uno al giorno, festività, estate e tutto quanto compreso), arriverebbe a guadagnare 6.300 euro. Tolta la ritenuta fiscale (21%), la somma scenderebbe a 4.977. Poi c’è il 10% Inpgi e si arriva a 4.347. Se il collega vuole preoccuparsi per la sua salute, deve trovare alcune centinaia di euro per la Casagit (un po’ meno di 400 per il profilo 4) e se ha a cuore il suo futuro gli verrà concesso (con una modifica statutaria graziosamente prevista da Fieg e Fnsi), di versare non so quanto al Fondo complementare. Ma tralasciamo tutto questo e restiamo a 4.347”.

E riguardo alle cifre concordate scrive ancora:

“Nessuno dica che questi sono minimi, per pietà: editori in giro che mettano volontariamente le mani in tasca con generosità non ne conosco. E’, sia chiaro, una cifra annua (non montatevi la testa, dunque), nella quale c’è compreso ‘il costo dei mezzi organizzati’ (parole loro, sia chiaro). Come dite? Non bastano neanche per il pane. Ma non state lì a rompere, fatevi dare delle brioches da una Maria Antonietta di turno”.

E con un post su Facebook esemplifica il tutto con un “restate condannati alla fame”.
C’è da considerare un altro elemento: su 10mila contratti di collaborazione attualmente esistenti, circa 3.400 erano inferiori a un lordo di 3000 euro l’anno, per cui il nuovo accordo sull’equo compenso gioverebbe solo un terzo dei collaboratori. E il resto? Per alcuni la soluzione sarebbe aumentare i minimi, ma il problema è un altro: purtroppo esistono milioni di modi, legalmente non contestabili, per pagare un giornalista meno del minimo tutelare e soprattutto c’è una differenza insanabile tra i giornalisti assunti e tutelati e gli outsider senza garanzie che si dividono gli scarti del bottino.

Le carte in tavola non cambiano, si travestono di un’aurea di tutela che in realtà è fasulla: i precari e i freelance continueranno a non avere garanzie  e anzi sono al limite del peggioramento. Il manico del coltello è nelle mani degli editori che riducono sempre più il potere contrattuale dei giornalisti.

L’Ordine dei  giornalisti porterà davanti al Tar il governo, la Fnsi, la Fieg e l’Inpgi, per violazione di legge e sviamento del potere. Su Change.org c’è una petizione per chiedere di cambiare l’accordo e alzare il compenso minimo. Alcune organizzazioni si adoperano per manifestazioni nei prossimi mesi. Tuttavia il nuovo accordo sull’ “equo – mostro” già inizia a fare danni. La prima denuncia arriva dall’associazione giornalisti casertani, Trenta Righe, in seguito all’arrivo da parte de “Il Mattino”(!) di una lettera a tutti i collaboratori per comunicare una riduzione dei compensi dal primo agosto. Il rischio del gioco a ribasso da parte degli editori si fa sempre più vicino e con questo il pericolo di rendere ancora più precaria una categoria già sofferente.

VOTA IL SONDAGGIO:                                                                                                                  Viviana Genovese

Viviana Genovese

© Riproduzione riservata

Share Button
Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *