Mahatari – Vittime della mutilazione genitale femminile

“Mi chiamo Mahatari e ho 10 anni. Vivo in Somalia, in un piccolo villaggio. La mia capanna non è tra le più belle, la mia mamma e il mio papà lavorano tutto il giorno e spesso per me e i miei fratellini non c’è quasi nulla da mangiare, ma io sono felice ugualmente. Mi hanno insegnato che quando c’è l’amore della famiglia si può superare tutto, e io sono davvero convinta che sia così. La mia mamma stamattina mi ha parlato di qualcosa di strano, qualcosa che lei vorrebbe che facessi. Mi ha detto che anche lei lo ha fatto alla mia età, che non devo spaventarmi, che lei sarà vicina a me in ogni momento, ma io non sono riuscita a capire bene cosa accadrà. Mi ha detto che sarà qualcosa di molto doloroso, che mi cambierà per sempre la vita, ma mi ha anche detto che lei lo ha fatto, sua madre lo ha fatto, sua nonna l’ha fatto, tutte le donne del villaggio lo hanno fatto, alla mia età. La mamma mi ha anche spiegato che sarà un sacrificio che dovrò fare per il mio futuro: se non le obbedirò verrò allontanata dalla mia comunità, nessuno vorrà sposarmi e rimarrò da sola… no, non voglio, obbedirò alla mamma! Anche le mie amiche faranno la stessa cosa, siamo tutte un po’ spaventate, ma sappiamo che le nostre mamme vogliono solo il meglio per noi.”

Continua a leggere . . .

Share Button

“Yo tinc cor català!” – Due italiane di ritorno dalla Cataluña

Per leggere l’articolo in SPAGNOLO clicca qui
Para leerlo en español clique aquì

Quando abbiamo letto sulle graduatorie Erasmus pubblicate nella bacheca della facoltà i nostri nomi accanto alla parola “Lleida”, abbiamo faticato un po’ a capire dove stavamo per andare.
Continua a leggere . . .

Share Button

“¡Yo tinc cdor català!” Dos italianas de vuelta de Cataluña

Para leerlo en italiano clique aquì
Per leggere l’articolo in ITALIANO clicca qui

Cuando leimos nuestros nombres cerca de la palabra “Lleida” en el escalafón Erasmus en el tablero de anuncios de la facultad, tuvimos un poquito de dificultad en comprender donde tuvimos que ir.

Continua a leggere . . .

Share Button

TEST DI SCREENING: strategia di prevenzione secondaria

La frase “prevenire è meglio che curare” è usata molto spesso, ma quando viene realmente applicata? Raramente.
La prevenzione secondaria, che ha come risultato la riduzione della mortalità, è un atto di natura clinico-diagnostico rivolto ai soggetti con danni asintomatici che, non agendo sui fattori di rischio, può modificare solo la storia naturale della malattia.
Continua a leggere . . .

Share Button

“Gomorra – La Serie” pro e contro. Tu da che parte stai?

Abbiamo raccolto e confrontato pareri diversi su “Gomorra – La Serie”.
Un prodotto televisivo poco verosimile, inadeguato e inutilmente distruttivo?
Oppure un capolavoro, uno strumento informativo, una novità?
VOI COSA NE PENSATE? COMMENTATE
Continua a leggere . . .

Share Button

Se sei neoborbonico devi leggere questo. La trappola della nostalgia

In ogni parte del mondo, in qualsiasi epoca lontana o vicina, quando si attraversa un periodo di crisi e di difficoltà, si tende a ripescare dall’armadio il detto “si stava meglio quando si stava peggio…”. E allora c’è chi guarda al fascismo come un’epoca di splendore dell’Italia, dove i treni arrivavano in orario e il Duce premiava i giovani meritevoli con medaglie ed onori, oppure chi rimpiange l’età dei comuni, quando le truppe della Lega Lombarda fermarono quelle imperiali di Federico Barbarossa. Persino nel ‘500, epoca di crisi, i poeti e i pittori del Barocco tendevano a rifugiarsi nel mondo dell’Arcadia dove sparivano tutte le contraddizioni della modernità. Insomma in tempi di crisi si tende a guardare al passato come un’età dell’oro che non potrà più ritornare e che, nonostante questo, si cerca di far rivivere in tutti i modi. Negli ultimi tempi sembra essere tornato invece di moda rifugiarsi nel mondo “idilliaco” dei Borbone, che, nell’immaginario collettivo si configurano come sovrani “assolutamente buoni”, sotto il cui governo il Regno delle Due Sicilie ha prosperato fino al 1860 quando i piemontesi di Cavour e Vittorio Emanuele II portarono via quella realtà da sogno.
La nostalgia è una cosa bellissima, un sentimento persino nobile per certi versi, ma attenti a non cadere nella trappola che si cela sotto il suo manto dorato.
Basta aprire un libro di storia per smontare il meccanismo che porta i neoborbonici a dire: “Torniamo al Regno delle Due Sicilie”. Eccovi allora quattro cose da rispondere a un nostalgico del regno dei Borbone:
Continua a leggere . . .

Share Button

Noi Sud, colonia interna di un’Italia (finta) unita

“Ma a Agnelli c’è piaciuto ‘o lavoro ‘e l’emigrato” cantano i 99 posse, “ce he fatto fà’ ‘e miliardi e nun he avuto niente”. Ebbene sì, siamo una colonia interna. Il destino del Sud dopo l’Unità. Inutile girarci intorno, l’unità è stata fatta per sfruttare la parte ricca e tutt’oggi il disegno continua con politiche nordcentriche volte a mantenere lo status quo. Prima ci hanno depredato di ogni bene – “Il Mezzogiorno non dovrà più essere in grado di intraprendere” disse Carlo Bombrini, primo governatore della Banca d’Italia riferendosi alla decisione di chiudere la fabbrica di Pietrarsa – , ora ci accusano di essere il freno dell’Italia, la palla al piede, il parassita. Macché, menzogne! Siamo colonia interna e non è difficile rendersene conto. Secondo il sociologo Robert Blauner sono cinque i punti chiave che definiscono una colonia interna: inglobamento forzato nella società dominante; sostituzione della cultura indigena con quella dominante; controllo politico; sfruttamento economico; un’ideologia a legittimare il controllo da parte del gruppo dominante. Ebbene, il Regno delle due Sicilie è stato invaso senza una dichiarazione di guerra; tutto il denaro saccheggiato; le opere d’arte saccheggiate; storia e cultura cancellata e ridicolizzata. Dopo il 1861 il Sud conosce i primi fenomeni di emigrazione; si assiste ad un rafforzamento della criminalità organizzata, che ha giocato un ruolo chiave nell’invasione delle due Sicilie; tasse più elevate meno servizi. In questo modello di sviluppo messo in atto non siamo noi la zavorra che fa affondare il paese, è il Nord la palla al piede.
Continua a leggere . . .

Share Button