Andy Warhol al Pan di Napoli: “Vetrine”

“Siamo come vetrine in cui noi stessi continuiamo ad esporre un bell’ordine, a nascondere o a mettere in mostra, le pretese qualità che altri ci attribuiscono – per ingannarci.” Parte con questa citazione di Nietzsche l’esposizione dedicata ad Andy Warhol al Pan di Napoli intitolata, appunto, “Vetrine” (fino al 20 luglio, a cura di Achille Bonito Oliva). 180 opere, su due piani: serigrafie su tela e su carta, fotografie, cortometraggi, bozze ed opere maggiori per una delle mostre record degli ultimi anni nella città partenopea. Del resto, “la Pop Art è per tutti” e l’intera produzione di Warhol ne è la dimostrazione. Bisogna però fare una piccola puntualizzazione: quando si parla di “arte totale”, come quella del genio americano, è necessario andare oltre la rappresentazione e approfondire la riflessione che ha portato alla produzione stessa. L’arte warholiana parte da una acuta osservazione della società dei consumi americana, in quegli anni in pieno boom, e del conseguente sovrastare dell’impersonalità e del conformismo. andy-warhol-vetrine[1]La ripetizione ossessiva dei soggetti, tipica dell’artista, potrebbe essere scambiata per una totale affermazione della sacralità dell’immagine di consumo, ma Warhol aveva in mente altro: l’accumulazione pone l’accento sull’inflazione di quello che la società stessa ha eletto a icone di consumo – ed ecco opere che raffigurano le Campbell’s Soup, Marylin Monroe, Jackie Kennedy, il Brillo e poi la Statua della Libertà e Falce e Martello – ma soprattutto all’inerzia della reazione degli “spettatori”.
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Calcio e Violenza: quelle ombre sugli stadi

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Scontri tra ultras e forze dell’ordine

Venticinque anni sono passati dal celebre Rapporto Taylor, il documento emanato in Gran Bretagna in merito a sicurezza negli stadi e tifo violento. Il pugno della “Lady di Ferro” Margaret Thatcher si abbattè con forza sulle società calcistiche e sugli hooligans britannici, rei di aver messo in ginocchio il Regno Unito seminando violenza dentro e fuori gli stadi. Una violenza che non risparmiava estranei al mondo del calcio, che faceva vittime tra giovanissimi e studenti, e che molto frequentemente sfociava in guerriglie urbane, agguati e devastazioni di locali e pub, allora focolari e pittoreschi luoghi di ritrovo degli ultrà inglesi, quasi tutti facenti parte della working class operaia.
I colpevoli che si macchiarono di omicidi e aggressioni, furono processati per direttissima, e nemmeno le stesse società sportive furono risparmiate: numerose le sanzioni pecuniarie e il bando delle stesse dalle competizioni europee per ben cinque anni. Il fenomeno degli hooligans allora si stava rapidamente diffondendo a macchia d’olio in gran parte dell’Europa, causando centinaia di vittime tra tifoserie avversarie e disastri calcistici che rimarranno tristemente famosi presso l’opinione pubblica, tra queste la strage dell’Heysel e la tragedia di Hillsborough. Due le cause principali: i sistematici raid da parte delle frange più estreme delle tifoserie e le condizioni fatiscenti ed obsolete dei molti stadi. Continua a leggere . . .

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Arte e Cultura:una risorsa inutilizzata

La mancata valorizzazione del patrimonio storico-culturale italiano è purtroppo un problema ordinario, una ricchezza sottovalutata che rischia di essere irrimediabilmente compromessa. Piccoli paesi e città della nostra penisola custodiscono un immenso capitale artistico e monumentale che, oltre a rappresentare un’importantissima testimonianza della nostra storia, costituisce al tempo stesso una primaria risorsa economica.
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La “cura” per Pompei

Riabilitare: è questa la parola d’ordine, come se Pompei fosse un malato che cerca di tornare in splendida forma. Pompei è indispensabile per tutti e vuole riabilitarsi perché deve riabilitarsi! Ma se i dottori non collaborano e le cure vengono prescritte ma non attuate tutto questo non avverrà mai e allora il paziente morirà. Chi sono i dottori? Partiamo dal primo:
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